1. A neve ferma – Stefania Bertola (***)
2. Aglio e zaffiri – Ruth Reichl (***)
3. Amore mio infinito – Aldo Nove (***)
4. Angeli e demoni – Dan Brown (***)
5. Cacao – Jorge Amado (***)
6. Camere separate – Pier Vittorio Tondelli (**)
7. Cirano di Bergerac – Edmond Rostand (****)
8. Così è (se vi pare) – Luigi Pirandello (****)
9. Diario minimo – Umberto Eco (***)
10. Dune – Fran Herbert (****)
11. E le altre sere verrai? Philippe Besson (***)
12. Essere leader – Goleman, Boyatzis, McKee (***)
13. Follia – Patrick McGrath (****)
14. Gli amanti fiamminghi – Paolo Maurensig (**)
15. I love shopping – Sophie Kinsella (***)
16. I love shopping a New York – Sophie Kinsella (****)
17. I tre moschettieri – Alexandre Dumas padre (****)
18. Il calore del sangue – Irene Nemirovsky (****)
19. Il codice da Vinci – Dan Brown (***)
20. Il conte di Montecristo – Alexandre Dumas padre (****)
21. Il mondo perduto – Michael Crichton (**)
22. Il profumo – Patrick Süskind (**)
23. Io sono un gatto – Natsume Soseki (***)
24. Istruzioni per rendersi infelici – Paul Watzlawick (***)
25. Jezabel – Irene Nemirovsky (***)
26. Jurassic park – Michael Crichton (****)
27. Kitchen condifential – Anthony Bourdain (***)
28. L’abito fa il manager – Cinzia Felicetti (**)
29. L’amante – Marguerite Duras (**)
30. L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafon (****)
31. L’uomo dei cerchi azzurri – Fred Vargas (***)
32. L’uomo sentimentale – Javier Marias (***)
33. La casa di Bernarda Alba – Federico Garcia Lorca (****)
34. La collina dei conigli – Richard Adams (****)
35. La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger (****)
36. La parte più tenera – Ruth Reichl (***)
37. La principessa che credeva nelle favole – Marcia Grad (***)
38. La signora delle camelie – Alexandre Dumas figlio (***)
39. La sovrana lettrice – Alan Bennett (**)
40. La testa degli italiani – Beppe Severgnini (**)
41. Le brave ragazze non fanno carriera – Lois Frankel (****)
42. Le confessioni di Max Tivoli – Andrew Sean Greer (**)
43. Liolà – Luigi Pirandello (***)
44. Mai sentita così bene – Rossana Campo (**)
45. Non ora, non qui – Erri de Luca (*)
46. Notre-Dame de Paris – Victor Hugo (****)
47. Novella degli scacchi – Stefan Zweig (****)
48. Parti in fretta e non tornare – Fred Vargas (****)
49. Piccoli crimini coniugali – Eric-Emmanuel Schmitt (***)
50. Piacersi non piacere – Enrico Rolla (**)
51. Pompei – Robert Harris (****)
52. Quello che ho amato – Siri Hustvedt (***)
53. Ritratto in seppia – Isabel Allende (***)
54. Vent’anni dopo – Alexandre Dumas padre (***)
55. Vino, patate e mele rosse – Joanne Harris (***)
56. Vinosofia – Cipresso, Negri (****)
57. Vukovlad il signore dei lupi – Paolo Maurensig (**)
Il libro più lungo: Vent'anni dopo, 1117 pagine.
Il libro più breve: La casa di Bernarda Alba, 63 pagine.
Il libro che mi sa che non ho colto in pieno: Il profumo.
Il libro che non ci ho dormito la notte: Follia.
Il libro che è decisamente un salto verso il basso: Il mondo perduto.
Il libro capolavoro che però una cinquantina di pagine in meno...: Notre-Dame de Paris.
Il libro che ero indecisa (ma poi è andata anche meglio del previsto): Dune.
Il libro che mi è capitato di consigliare: Le brave ragazze non fanno carriera.
Il libro leggerino che però si legge volentieri: I love shopping.
Il libro in cui riponevo qualche speranza: Gli amanti fiamminghi.
Studio studio studio.
Ho un po' di mal di testa, ma solo un po'.
Stanotte ho iniziato a leggere Frank Herbert, sembra che non si possa farne a meno.
É che ieri sera gli ho detto che sono innamorata di lui.
E adesso che succede? Adesso che guardo il cellulare e il cellulare non si illumina e io non so dov'è, non so con chi è, e mi domando chissà se sta bene, se lavora, se prende le distanze.
É che non ho voglia di niente, davvero.
E quindi lascio il cellulare a faccia in giù.
Poi, le persone che strisciano fuori tempo massimo nemmeno mi sorprendono.
Tengo botta, insomma.
Ci sono anche due asciugamani arancio. Nel suo bagno dico, accanto allo spazzolino da denti, per me.
Ma è solo che lui è educato e gentile e magari un po' gli piace avermi intorno, a volte; ma un po' e a volte non è abbastanza perchè io non finisca a sbatterci la faccia forte, e in questa serata di cose a metà, essere felici a metà, lasciarsi andare a metà, prendere la macchina e tornare a casa è un fastidio intero di vuoti a perdere.
É che davvero non so.
In valigia metterò un maglione di lana e il costume da bagno.
Ho uno spazzolino da denti a casa sua.
Niente. Uno spazzolino da denti a volte è solo uno spazzolino da denti.
Stanchezza.
Troppe cose dell'università.
Troppa offerte di lavoro rifiutate.
Caffè lezione latte macchiato lezione cappuccino lezione.
Palestra.
Basta cibo spazzatura a ruota libera.
La bilancia non lo so quant'è che segna.
Lui dice non voglio una storia, ora, non stiamo insieme, e io nemmeno ci rimango tanto male perchè poi ci sono momenti carini mentre stare insieme sono solo parole; e poi ci sono non momenti, chè quando siamo vicini ha gli occhi felici e mi sta attaccato così ma poi se io non lo cerco lui non mi cerca. O forse sono io che non so aspettare.
Stanchezza.
Ho voglia di riempirmi l'armadio di cose primaverili e colori chiari. Magari un altro paio di scarpe col tacco a strapiombo. Magari no.
Troppe cose dell'università.
Libri che voglio leggere, libri che devo leggere.
Ora vado in cucina e prendo i canestrelli. Anzi no. Anzi ora vado in cucina e prendo una mela. Basta ingozzarmi di biscotti farciti.
Domani mattina mi peso.
Eppoi palestra, che i muscoli mi fanno un po' male, ma solo un po'.
Gente che mi chiama dottoressa ed io faccio la riverenza.
Il latte macchiato ed il cappuccino alla macchinetta hanno lo stesso sapore.
Dovrei mandare un'email in azienda a dire almeno i miei soldi, grazie. Meglio, dovrei passare in azienda e dire buongiorno e dire ma allora e dire almeno i miei soldi. Grazie.
U. non c'è più, di nuovo, da tre settimane. Di nuovo, dico, ma stavolta mi sa che è davvero perchè io non so più rincorrerlo e lui non sa guardarsi indietro. Forse è che ho più paura delle ferite malaccorte che della solitudine.
Lui a volte mi bacia il collo così bene che il resto non conta.
A Cervia manca un mese giusto.
Ho voglia di una maglia che lasci la schiena scoperta. E di jeans strettini.
Dispense, slide, domani compro i libri per l'università.
Troppe cose per l'università.
Mal di pancia terribile che ho paura anche a respirare. Magari in cucina non ci vado proprio, niente canestrelli, niente mela.
Gli Shinigami mangiano solo mele.
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acqua3186
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un po di piu
Siccome poi c'è un piccolo screzio e un piccolo contrattempo e a me che ho passato tutto il pomeriggio a cercargli il regalo di compleanno viene da pestare i piedi e frignare e fare il broncio, ma siccome sono bella e giovane e posso guardare scivolare la notte senza battere ciglio e senza nemmeno che il trucco coli giù, allora vado a ballare e faccio le tre, tra giri di pista e mani sconosciute e sorrisi e tequila. Faccio le tre epperò intanto penso com'è che quando sono le sue di mani a tenermi e guidarmi e stringermi, penso com'è che anche se è meno bravo e si lascia distrarre e sbaglia i passi, ballare con gli altri è un divertimento mentre ballare con lui è un piacere. Allora a mezzanotte gli mando un messaggio dolce e lieve, gli dico auguri, gli dico baci, gli dico e sorrido e scuoto i capelli e mi giro e mi lascio trascinare finchè la musica, finchè le gambe mi tengono su.
Alla fine il regalo è come lo volevo io, carino, personale, non impegnativo, pensato. Chissà se coglie.
Basta paranoie, basta giochetti, mi dico, e respiro piano, e lo guardo in faccia.
Siamo seduti nella sua auto, sono due coccole veloci dopo caraibici e dopo cena.
Prima gli ho ballato attaccata, attaccata, chissenefrega della decenza, chissenefrega se si sconcentra e sbaglia i passi, è che non lo vedo da venerdì, ed è più importante sentire le sue mani e il suo corpo e il suo respiro, e finire i giri così precisi che il mio naso sfiora per un attimo il suo, e sorridiamo.
Prima abbiamo pagato la prenotazione di Cervia; la ragazza mi ha detto come lo vuoi il letto, e io ho guardato lui e gli ho detto come lo vuoi il letto, e già ridevo, e lui ha risposto morbido, e già rideva. Che poi, è un bell'azzardo, da qui a maggio chissà che succede, chissà se ci parliamo ancora; però no, basta, ho deciso che non è un buon modo per iniziare a uscire, pensare se tra due mesi ci si parlerà ancora, dunque va bene, mi lancio - ci siamo lanciati che le nostre bocche si erano appena trovate - rischiamo.
Prima abbiamo mangiato a un messicano insipido, però guardandoci tanto e baciandoci le mani e accarezzandoci a carezze e sguardi.
Poi siamo seduti nella sua auto, io mi dico basta giochetti, basta paranoie, lo guardo, gli chiedo lieve ma perchè vi siete lasciati.
Poi stamattina noveetrentasette lui mi chiama, io sono a lezione e il cellulare non prende; esco da lezione e lo chiamo e non risponde; sono sull'autobus e mi chiama e sento che ormai smette di suonare; scendo dall'autobus e lo chiamo e lui dice pronto. Dice pronto e dice sai, ho pensato a quello che mi hai detto ieri, la verità è che da un po' non la amavo più.
E io respiro. Lo so, lo so non vuol dire niente. Cervia a maggio è ancora un azzardo e io e lui ancora ci vediamo appena. Però il fantasma diventa un po' più piccolo e meno terribile.
Adesso c'è questo regalo che ancora non riesco a trovare, per domenica...
Dopo una settimana di paranoie brutte e pesanti - lui, malato, dice sei dolcissima ma no, è meglio che non vieni a trovarmi, con questa faccenda del trasloco sai, ed io che coi fantasmi non so combattere mi sento gli occhi gonfi e non so più se è solo la congiuntivite o no - dopo una settimana che non ci vediamo lui mi invita a cena a casa sua, nel suo santuario, nella sua reggia. Dice vieni presto, vieni alle sei. Ma io alle sei sono in coda al banco degli affettati al supermercato ed ho pure sbagliato a prendere il numero, e poi la coda alla cassa, e poi la coda tra i semafori e le rotonde e l'impazienza.
Gli ho portato dei fiori, un bel mazzo con dei bei tulipani bianchi screziati di rosso. E la panna e il prosciutto alto un dito.
Poi c'è tutta questa voglia irresistibile di stargli addosso, di sentire il suo corpo premuto contro il mio. Le sue mani, le sue labbra, il suo odore buono. La cena, sì già, la cena, ma sì, ma le priorità sono altre. Ballo scalza sul tappeto della sua sala da pranzo, davanti al fuoco acceso, sulle piastrelle fredde della sua cucina.
Perchè sì, quest'uomo bellissimo ha una casa bellissima, con le stanze grandi arredate bene, il camino in salotto, la scala di vetro, le travi a vista e tutto quanto.
E su per le scale, nello studio, mi dice scegli un film. Mi dice scegli un film e c'è una parete piena di film e soprattutto lui con le mani sotto il mio vestito corto, la lingua sul collo, un'erezione evidente e invitante da accarezzare.
La cena alla fine è una pasta con la panna e il prosciutto e i piselli, mal salata, un po' attaccata, colpa mia e del mio stargli incollata sempre, come se. Mangiamo seduti sul divano, il piatto in mano - bello anche il piatto, già, linea insolita ed essenziale e preziosa - tovagliolo, forchetta, bicchieri di vetro sul vetro del tavolo, le nostre gambe intrecciate.
Poi, poi finalmente, ci spogliamo piano. Lo lecco, lo assaggio, disegno con la lingua il contorno delle sue spalle, gli bacio le mani, gli accarezzo le gambe, lo accolgo dolce nella mia bocca, e lenta. Facciamo l'amore che il fuoco lancia ombre e luci sui nostri corpi allacciati. Lo guardo. Mi guarda. Ha un sorriso sornione e appagato mentre mi stringe i fianchi e il piacere ci scioglie, mentre mi accascio su di lui e rallento il respiro sul suo, mentre sento le sue mani grandi accarezzarmi la schiena e i muscoli delle sue braccia distendersi.
Latte e miele ad ammorbidirci la gola.
Poi le coccole sul divano, lui mi stringe, io mi lascio andare poco a poco, poco a poco. Dice però, se continui così, mi viene voglia di prenderti, e io sorrido maliziosa, continuo, lascio che mi si rovesci sui cuscini, mi aggrappo alla sua schiena, ancora l'amore, rimango incantata dalla perfezione delle sue spalle forti.
Così facciamo le due, la mia schiena contro il suo petto, le mie gambe strette tra le sue, le sue braccia a tenermi, a proteggermi, il mio naso a sfiorargli una guancia. Facciamo le due, devo andare via, dice sei qui, resta a dormire qui. Vorrei. E invece la notte fuori è fredda e crudele.
Poi stamattina, nel mio letto, mi giro su un fianco, mi viene in mente che ho dimenticato il reggiseno a casa sua, rido.
Domenica prossima è il suo compleanno. Cosa si regala per i 35 anni ad un uomo che si frequenta da poco, piace molto, ed ha tutto?
Poi è venerdì notte, le tre, e mi guardo allo specchio del suo bagno grande nella sua casa bella. Ho i capelli arruffati e il trucco sciolto e indosso un suo maglione arancio e morbido che mi arriva a metà coscia e mi copre le mani. Inspiro, espiro. Le piastrelle sono fredde e scure. Inspiro, espiro. É che mi dimentico sempre di pensare che se è troppo bello per essere vero, allora. Inspiro. Espiro.
Siamo arrivati a casa sua ridendo e toccandoci e ridendo. Siamo scivolati dentro piano. Mi ha portata per mano da una stanza all'altra. Questa l'ho disegnata io, ha detto, tirandomi su per una scala di vetro bella bella. Poi, con una mano a coprirmi gli occhi, e poi a spingermi sul letto sfatto. Ed è stato un bel fare l'amore, lungo e lento e forte e appassionato. La camera è grande e arredata bene, c'è il parquet scuro, il letto rosso, l'armadio lucido, una poltrona, un mobile. C'era quest'uomo bellissimo e forte accoccolato addosso a me, le sue labbra sull'incavo del collo, le sue braccia a stringermi, i suoi baci lievi e frequenti ad intervallare le parole.
L'uomo bellissimo e forte ha una storia triste che fa sgranare gli occhi. E anche se mentre la racconta mi bacia e mi ribacia, e anche se solo due ore prima mi stava dicendo con te sto bene, e anche se ancora mi dice resta qui tutta la notte, e mi respira e mi cerca e mi sfiora; ecco, dopo aver sentito la storia triste di quest'uomo bellissimo mi giro appena e guardo la stanza come per la prima volta, come fosse un'altra.
Quindi è venerdì notte, mi sciacquo la faccia, mi guardo allo specchio. Mi sorrido - non mi sorrido. Torno in camera. Ci sono vestiti sul pavimento e sulla poltrona e sul letto. Lui è in piedi, stropicciato e intorpidito e dolce, che avvicinarmi e sollevarmi in punta di piedi e stringergli le braccia al collo è solo un attimo.
Però non riesco ad evitare che le storie di fantasmi mi facciano paura.